venerdì 6 agosto 2021

Bellezza di Hotan, Xinjiang, Cina

(Settembre 2004) «Bellezze hotanesi dai morbidi capelli, uguali alla chioma degli idoli...» Dal mio Il Cielo della Mezzaluna, citando il turco Tursun Bey, storico della caduta di Costantinopoli. Magari non proprio simile a un idolo, ma carina e gentile la ragazza uigura mi ha portato con la sua carrettella in giro per i margini meridionali del deserto Taklamakan a cercare le scarse rovine della Hotan (Khotan) antica. Da dove 1500 anni fa è sfuggito ai cinesi verso la Costantinopoli di Giustiniano il preziosissimo segreto di fabbricazione della seta. Pare siano stati 2 monaci nestoriani, nascondendosi le uova dei bachi sotto il barbone perché non morissero di freddo. Pensa il prurito! Per fabbricare foulard e cravatte a Como e Lione… Che vita… 😉

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Dal mio Strada bianca per i Monti del Cielo:

« Lungo il ramo meridionale [del deserto Taklamakan], che è stato importantissimo per l’avanzata del Buddha di Alessandro Magno, è rimasto purtroppo molto poco di visitabile per il comune viaggiatore. I siti sono stati abbandonati alla sabbia, al diffondersi dell’Islam e alle rapine dei cacciatori di tombe, oltre che all’approfondito interesse di Aurel Stein, che ne scrive diffusamente.18 I resti nella zona di Niya (Minfeng) non sono visitabili, a Hotan (Khotan) posso raggiungere soltanto i miseri rimasugli di Melikawat, in mezzo al deserto. Ci arrivo trasportato su una carrettella con ronzino guidata da una bella ragazzona uigura che mi ossessiona per tutto il percorso di andata e ritorno con profferte non già amorose (poverina, si meritava ben altro) ma di scadentissima chincaglieria. Comunque, a Melikawat non c’è praticamente niente da vedere. »

18 Sand-buried ruins of Khotan, Hurst and Blackett, London, 1904.

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